I pannelli solari in perovskite rappresentano una delle innovazioni più promettenti nel campo del fotovoltaico. Tuttavia, nonostante le elevate efficienze di conversione e i costi di produzione contenuti, questa tecnologia non è ancora adatta a tutte le condizioni geografiche e climatiche.
In questo articolo analizziamo i limiti e le criticità dei pannelli solari in perovskite, con particolare attenzione alla loro resa stagionale e alla stabilità nel tempo.
Secondo uno studio condotto dall’Helmholtz Association of German Research Centres, le celle solari in perovskite mostrano una significativa variazione di efficienza in base alla stagione. In particolare, durante i mesi invernali, l’efficienza può diminuire fino al 30% rispetto ai mesi estivi. Questo fenomeno è dovuto alla variazione dello spettro solare: in estate la luce è più ricca di blu, mentre in inverno prevalgono le tonalità rosse, meno adatte alla perovskite.
I test condotti all’aperto per un periodo di quattro anni hanno evidenziato che, sebbene la potenza di picco rimanga stabile nelle prime due estati, si osserva una riduzione del 2% tra la prima e la quarta estate. Questi dati suggeriscono che la perovskite, pur essendo promettente, necessita di ulteriori sviluppi per garantire una resa costante nel tempo. La resa dei pannelli in perovskite è fortemente influenzata dal sito di installazione. Le località situate a latitudini elevate, dove l’irraggiamento solare è meno intenso e più variabile, possono compromettere le prestazioni di questi moduli. È quindi fondamentale valutare attentamente le condizioni ambientali prima di procedere con l’installazione. Un altro aspetto critico riguarda la stabilità dei materiali, difatti la perovskite è soggetta a fenomeni di degradazione, sia reversibili che irreversibili, che possono compromettere la durata dei pannelli. La ricerca si sta concentrando sull’upscaling e sul miglioramento della stabilità, ma al momento la tecnologia è ancora in fase di sviluppo.